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Persepolis. Autobiografia al femminile Stampa
Scritto da Claudio Lugi   
27 Feb, 2008 at 05:24 PM

Il ricordo è un modo d’incontrarsi”
Khalil Gibran


Fig. 1Si può guardare a Persepolis come all’ennesima prova di sensibilità e originalità della lunga e felice stagione del cinema iraniano? Si direbbe proprio di sì, sebbene il lungometraggio animato di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud sia stato interamente prodotto in Francia e nonostante il ritmo serrato del montaggio riporti alla mente la maniera occidentale. La scelta del bianco e nero nel raffinato gioco di luci e ombre, di sfondi e silhouettes, di contrasti tra materie e superfici rievoca l’espressionismo tedesco del periodo tra le due guerre, e le storie di vita vera, la semplicita dei dialoghi tra i personaggi e l’insieme narrativo ottenuto assemblando una serie di scene-quadro è oltremodo riconducibile al neorealismo italiano.

Qualora l’aderenza al cinema italiano del dopoguerra possa non considerarsi un viatico sufficiente ad accostare Persepolis all’idea di “cinema-verità” perseguita da Kiarostami, Makhmalbaf e dai loro numerosi emuli, basti osservare come l’opera in esame sia talmente pregna della religione e della millenaria cultura persiana da non poterne assolutamente prescindere. Già il titolo è un forte richiamo allo splendore - oggi testimoniato dalle straordinarie rovine - della capitale degli Achemenidi incendiata da Alessandro Magno nel 331 a.C; inoltre la storia dell’Iran moderno, come viene descritta nell’articolo successivo, procede intrecciandosi alla vicenda personale della protagonista Marjane Satrapi, celebrata autrice del fumetto omonimo (pubblicato in Italia da Lizard edizioni in un magnifico volume) da cui è tratto il film.

Visceralmente autobiografico, Persepolis è un racconto di formazione al femminile che narra un ventennio circa della vita di Marjiane (dal 1979 al 1994), una bambina che a soli dieci anni è spettatrice della Rivoluzione islamica ed è costretta inconsapevolmente a indossare il chador. Educata ai valori di libertà da una famiglia laica e benestante discendente dagli aristocratici della dinastia Qajar scalzata dai Pahlavi, Marji è particolarmente sensibile alla storia del suo paese e dei suoi parenti, alcuni dei quali uccisi in carcere per le idee socialiste. La bambina è inoltre molto attaccata alla nonna la quale le narra molti episodi del lontano passato ricordandole di continuo l’importanza dell’integrità morale.

Ed è sempre la simpatica nonna dai seni sodi (immersi quotidianamente in acqua ghiacciata) a svelarle un’antica ricetta per profumare la biancheria intima: mettere ogni mattina dei fiori freschi di gelsomino nel reggipetto. È questa una delle sequenze più poetiche del cartone animato, che riecheggia anche nel finale, appena prima dei titoli di coda. La storia prosegue poi con l’ascesa del fondamentalismo e la repressione del dissenso interno all’indomani della cacciata dello scià. Marji è un’adolescente intelligente e trasgressiva che si oppone all’oscurantismo e al fanatismo religioso imposto dal regime degli ayatollah. Divora libri e studia il marxismo, scopre gli Abba, il punk e gli Iron Maiden, polemizzando sempre più frequentemente con gli insegnanti della scuola.

Fig. 2
A 14 anni, mentre imperversa la stolida guerra Irak-Iran, con Teheran terrorizzata dai missili e dagli attacchi aerei, i genitori decidono di farle proseguire gli studi al liceo francese di Vienna dove alcuni amici di famiglia l’ospiteranno. Nel quinquennio che trascorrerà in Austria tra varie vicissitudini completerà la propria educazione sentimentale diventando una donna, ma avrà modo anche di scontrarsi con i pregiudizi razziali e con il conformismo borghese, con l’indifferenza e la vigliaccheria degli esseri umani. Il felice rientro in patria viene, però, subito turbato dalla crisi economica e dalla feroce oppressione dittatoriale seguita alla fine del conflitto iracheno.

Marji ritrova il calore dei familiari, e con esso il velo e la sopraffazione, quotidiana e sessista, dei barbuti guardiani della rivoluzione: “I capelli delle donne contengono dei raggi che eccitano gli uomini. Le donne devono nasconderli! Se girare a capo scoperto è civiltà, allora gli animali sono più civili di noi.” Nel contempo la giovane intraprende gli studi di arte e grafica e si sposa, quasi per inerzia, senza smettere d’inseguire l’amore e di denunciare l’ipocrisia della società in cui vive. Ma a 24 anni compie la scelta decisiva: abbandona il marito e la sua casa per trasferirsi in esilio volontario a Parigi per costruirsi un nuovo futuro di libertà. Senza mai rinnegare le proprie radici e il proprio passato.

Tuttavia, com’era prevedibile, questo sincero attaccamento alle proprie origini non ha prodotto plausi in Iran, dove al contrario sono state intraprese iniziative ufficiali per impedirne la proiezione anche in Europa. Comunque, alla luce delle favorevoli considerazioni espresse dalla critica all’indomani della presentazione al Festival di Cannes 2007 dove il film ha conquistato il Gran Premio della Giuria ed è stato Candidato agli Oscar 2008 per la Francia, non possiamo esimerci di celebrare questo sorprendente e innovativo graphic novel, che seppur intriso di malinconia, e intercalato da eventi drammatici, non risparmia frecciate al regime iraniano tacciato di intolleranza e fanatismo, né all’Europa capitalista analogamente accusata di ignoranza e insensibilità.

Fig. 3

D’altro canto Persepolis è anche molto divertente e ironico nell’affrontare le dinamiche familiari, e specialmente le tematiche femminili, sfiorando con delicatezza le corde della poesia proprio nei momenti in cui il tratto disegnato si lascia andare a motivi naif o a decorazioni di ascendenza etnica, ben commentate da una scelta sonora orientaleggiante. In questo senso il valore dell’opera realizzata da Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud è ancor più evidente se si considera il fatto che il cartone è stato realizzato con la tecnica tradizionale e sono presenti nella storia più di seicento personaggi. Il bianco e nero è interrotto solo nelle scene all’aeroporto di Orly, dove Marjiane (voce di Paola Cortellesi che funge anche da narratore esterno), fumando una sigaretta racconta in un lungo flashback il romanzo della sua vita.

Quel romanzo che oltre all’aderenza al fumetto a cui è ispirato, e che consigliamo caldamente di leggere, costituisce un ricco capitolo della memoria collettiva, e al tempo stesso un semplice richiamo ai diritti umani e a quei valori di laicismo e democrazia troppo spesso dimenticati anche nei paesi cosiddetti “liberi”. Ma gli spettatori più sensibili potranno cogliervi anche il connubio tra realismo e astrazione, la capacità di fondere due culture lontane, ma non così distanti, il saper raccontare semplicemente la complessità del mondo, l’emozione dettata dal triste canto dell’esule, e il senso spiccato dell’eleganza e della bellezza…


Didascalie delle immagini
Fig. 1 Manifesto del film
Fig. 2 Una pagina del fumetto “Persepolis”
Fig. 3 Una scena del film

Sitografia
Sito ufficiale del film http://www.persepolis-ilfilm.it/

Sull'Enciclopedia online del fumetto http://www.ubcfumetti.com/enciclopedia/persepolis/

Scheda tecnica
Persepolis, 2007, regia d Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud, sceneggiatura di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud, cartoni animati, prod. IMDb.

Appendice (di Claudio Lugi)

Il nuovo Iran visto dagli occhi di una bambina 

È un destino comune a poche persone (le più fortunate?) il fatto che la propria formazione coincida con un grande cambiamento nella patria d’origine. Nel caso di Marjane, le vicende dell’infanzia e dell’adolescenza, ma anche gli anni all’estero, si intersecano con il più travagliato ventennio che la storia dell’Iran abbia mai conosciuto, dall’abbattimento della monarchia all’instaurazione della Repubblica Islamica, dal lungo conflitto con l’Iraq alla sterzata fondamentalista degli ultimi mesi. Riteniamo perciò utile ripercorrere le tappe decisive della storia di questo antico paese a partire dal 1925, anno in cui la dinastia Pahlavi si installò sul trono di Persia detronizzando i Qajar.

Già nel 1934 il nuovo sovrano Reza Khan ribattezzerà il paese “Iran”, una denominazione che suonava antica e affascinante, ma che magnificava il periodo pre-islamico, esaltando il nazionalismo, in chiara opposizione al clero scita e in una prospettiva di decisa occidentalizzazione, che tuttavia non risparmiò alla popolazione l’occupazione delle truppe sovietiche e britanniche giunte a proteggere i pozzi di petrolio dai nazisti, durante il secondo conflitto mondiale. Reza Khan fu comunque costretto ad abdicare (1941) in favore del più malleabile figlio Reza Pahlavi, il quale, sostenuto dagli USA, si dispose a recitare il ruolo di gendarme del Golfo Persico in ossequio agli americani.

Se la modernizzazione economica e sociale basata sulla rendita petrolifera veniva realizzata nonostante i falliti tentativi di nazionalizzazione delle principali compagnie (rimozione del Primo Ministro Mossadeq nel 1951 da parte della CIA), sul piano interno lo scià continuava una politica miope e autoritaria che già a metà degli anni Settanta gli procurava la forte contrapposizione dei partiti di opposizione e dei religiosi guidati dall’ayatollah Komeini, e che sfociarono in violente insurrezioni armate che lo costrinsero all’esilio nel gennaio del 1979.

Marji a quei tempi era solo una bambina suggestionata dagli avvenimenti: sognava di essere un profeta destinato a salvare il mondo. Educata da genitori progressisti e particolarmente legata a sua nonna, seguiva con trepidazione le circostanze che porteranno alla rivoluzione khomeinista e provocheranno la caduta del tiranno. Dal 30 marzo 1979, in seguito a un referendum, l’Iran diventò una Repubblica Islamica, e la ratifica della Costituzione avvenuta il 2 dicembre dello stesso anno assoggettò lo stato agli sciti. Da quella data i rigidi principi religiosi vennero applicati in ogni aspetto della vita civile. I “pasdaran”, ossia le Guardie della Rivoluzione, controllavano i costumi e i comportamenti dei cittadini. Marjane a dieci anni è costretta a portare il velo, senza sapere perché.

L’Iran si proponeva come alfiere delle masse diseredate dei paesi islamici in lotta contro il “Grande Satana” rappresentato dagli USA e dall’alleato israeliano. Dal 1980 al 1988 il paese affronterà una lunga guerra contro l’Iraq di Saddam Hussein che causerà un milione di morti e danni incalcolabili. Insieme ai bombardamenti, alle privazioni e alla sparizione dei parenti, la popolazione dovette sopportare anche la feroce repressione interna divenuta giorno dopo giorno sempre più dura. Lo zio di Marji, arrestato come oppositore, troverà la morte in carcere (il nonno era deceduto anni addietro nelle prigioni dello scià). I genitori decisero di proteggere la ragazza inviandola a studiare in Austria.

Il 4 giugno 1989 all’età di 88 anni morì Khomeini. La guida del paese passò a Rafsanjani, il quale dovette fronteggiare l’isolamento internazionale e le conseguenze della crisi economica seguita al conflitto iracheno. La nostalgia della famiglia riconsegnò alla patria dal forzato esilio europeo una giovane bella e intelligente che però non tarderà a scontrarsi con la cieca oppressione del regime degli ayatollah. Marji riprese a indossare il velo, ma stavolta conosceva il perché. Imparò a convivere quotidianamente, ma con grande difficoltà, con l’ipocrisia della dittatura. Nel 1990 Saddam Hussein occupò il Kuwait, provocando la pronta reazione degli USA e dell’Occidente all’ennesima minaccia “petrolifera”. In quegli anni Marji era entrata all’istituto d’arti grafiche di Teheran; poi si sposò, e conseguì la laurea nel 1994, ma tutto questo non fu sufficiente a legarla alla terra a cui apparteneva: a 24 anni, dopo aver divorziato, lascerà di nuovo l’Iran per la Francia.

Nel 1997 le elezioni presidenziali che videro il successo di Khatami e tre anni più tardi quelle parlamentari confermarono un governo moderato che piano piano recuperò le relazioni diplomatiche e commerciali con alcuni paesi dell’Unione Europea, con le repubbliche ex-sovietiche confinanti, e con Turchia, India e Cina. Ma sul fronte interno la ventata riformista si infranse contro il muro costituito dall’ala religiosa tradizionalista dell’ayatollah Ali Khamenei (il seguace più fedele di Khomeini) che scatenò negli anni 1998 e 1999 una serie di violenze e intimidazioni nei confronti di laici, intellettuali e studenti vicini al governo.

La trasformazione dell’Iran in uno stato di diritto su modello occidentale sembrava procedere, seppur lentamente, vista anche la grande diffusione di costumi e consumi occidentali presso i giovani. Ma dopo l’intervento militare americano in Afghanistan e in Iraq il fondamentalismo è andato riaccendendosi concludendo di fatto la “primavera” riformista di Teheran. Il laico Mahmud Ahmadinejad, paladino dei conservatori, dopo la vittoria alle elezioni presidenziali del giugno 2005 ribadiva subito la distanza dal mondo occidentale allarmando l’opinione pubblica internazionale con le dichiarazioni sulla necessità della distruzione di Israele, e più ancora con la ripresa del programma di consolidamento e incremento della tecnologia nucleare già sviluppata da più di un ventennio grazie alle centrali atomiche realizzate con il sostegno della Russia.

Oggi, tale crisi, di cui non si possono prevedere gli sviluppi a breve termine, preoccupa in primo luogo gli Stati Uniti che considerano da tempo l’Iran uno dei “paesi canaglia” in quanto sostenitore del terrorismo e orientato a sviluppare programmi nucleari indipendenti. Ahmadinejad, dal canto suo, ribadisce il diritto del suo popolo di dotarsi di una propria tecnologia nucleare, così come ne dispongono liberamente molti altri paesi (USA, Francia, Inghilterra, Israele, Cina, Russia, India…).

È chiaro che questa situazione rischia di causare gravi tensioni nell’area del Golfo Persico dove proprio in queste settimane alcune motovedette dei pasdaran sono entrate in contatto con tre navi della marina statunitense rischiando lo scontro armato. Scenari di guerra che preferiremmo evitare perfino di immaginare. Marjane probabilmente non farà più ritorno a Teheran, anche se rimarrà sempre ancorata alla sua terra. Il fondamentalismo islamico e le guerre americane del petrolio non basteranno a imprigionare il suo cuore di ragazza. Il passato continuerà a vivere nel suo tratto di matita così come ella ha riversato tutta la libertà della sua anima, l’anelito di pace e l’amore per la vita nel bianco e nero delle strisce e delle figure animate di Persepolis.

   

(questo articolo è estratto da PRIMISSIMA SCUOLA anno 15 n.1 febbraio 2008)


 

 

 

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