header image
 
La rivista on line
FOGLI E PAROLE D'ARTE
si è trasferita all'URL
foglidarte.com/site/

 

Accesso disabilitato
Accesso disabilitato arrow SULLE SCENE e SUGLI SCHERMI arrow Sulle scene e sugli schermi arrow Quattro ragazzini in aiuto della fantasia ...
Quattro ragazzini in aiuto della fantasia ... Stampa
Scritto da Claudio Lugi   
09 Ago, 2008 at 01:40 PM

 

Vi fu un tempo in cui facevi domande perché cercavi risposte,
ed eri felice quando le ottenevi. Torna bambino: chiedi ancora”.
C.S. Lewis


È trascorso quasi un triennio dall’uscita al cinema della prima puntata delle Cronache di Narnia. E pare un’eternità. In quel reame incantato, invece, ben 1288 anni separano le vicende de Il Leone, la Strega e l’Armadio dall’episodio conosciuto come Il Principe Caspian. Ma per i quattro ragazzi, o meglio, le due figlie di Eva e i due figli di Adamo che avevano regnato felicemente, e per un lungo periodo, su quel territorio, il tempo sembra non essere mai passato. A dodici mesi da quell’avventura - è il 1941 - si trovano in Inghilterra, sulla panchina di una tranquilla stazione ferroviaria della provincia, con i bagagli ammucchiati accanto, a qualche giorno dalla ripresa dell’anno scolastico.

Stavolta, com’è già avvenuto per Harry Potter, l’ingresso al mondo della magia avviene sui binari deserti dove una forza misteriosa trascina i fratelli Pevensie nel fitto di una selva a poca distanza da una meravigliosa spiaggia di sabbia bianca. Abbacinati dall’improvvisa apparizione della marina i bambini rimangono storditi il tempo necessario a inebriarsi dell’aria salmastra, volgendosi poi decisamente alle acque limpide e placide. Da lì cercheranno di orientarsi lungo la costa, raggiungendo un ruscello dal quale arriveranno a un grande edificio in rovina: il castello di Cair Paravel, la loro regale residenza di pochi mesi prima…
Che strano! Come mai quello splendore si era trasformato in così breve tempo in un rudere quasi del tutto fagocitato dalla foresta? Era questa la domanda che agitava le menti confuse di Lucy (Georgie Henley), Susan (Anna Popplewell), Peter (William Moseley) ed Edmund (Skandar Keynes) prima d’imbattersi nel saggio nano rosso Briciola (Peter Dinklage), il quale narrerà loro le disavventure occorse a Narnia durante il millennio, e soprattutto lo stato di pericolo in cui versa, in quei frangenti, un valoroso principe che intende ripristinare l’antica armonia tra gli uomini e gli altri figli della terra.

A parecchi secoli dalla cosiddetta “età dell’oro” la regione di Narnia è governata dalla dinastia dei Telmarini a cui appartiene il malvagio re Miraz (Sergio Castellitto) che siede sul trono usurpato al fratello in attesa di cederlo al nipote, il principe Caspian (Ben Barnes), unico legittimo erede alla corona. Il giovane, che possiede una spiccata predilezione per le antiche leggende, vagheggia il ritorno al magico passato, incoraggiato dal suo precettore, il Dottor Cornelius (Vincent Grass), il quale gli rivela la verità sul padre e le reiterate intenzioni omicide dello zio, dal momento che la moglie di questi, Prunaprismia (Alicia Borrachero) ha dato alla luce il primogenito maschio.

Armato di una spada e del corno magico della regina Susan affidatogli da Cornelius, Caspian si allontana furtivamente dal castello, avvolto dalla nebbia, in sella al suo Destriero, puntando a sud, verso l’avventura. Ma il lungo galoppo si interrompe nell’intrico della foresta dove il cavaliere viene disarcionato da un colpo alla testa che gli fa perdere i sensi. Si ritrova, così, in una caverna illuminata dal fuoco, al cospetto di un loquace tasso di nome Tartufello (Ken Stott), di Nikabrik (Warwick Davis), uno scorbutico nano nero, e del già detto Briciola.
Dopo l’iniziale ostilità i tre si associano al principe - piacevolmente frastornato - offrendogli la loro completa disponibilità a combattere il tiranno, e inoltre, mettendolo al corrente della situazione opprimente in cui versano gli antichi narniani, la fauna parlante e le altre creature fantastiche, costrette a vivere nascoste. Ma il ritorno di Destriero al castello induce il gruppetto a radunare in fretta tutte le forze combattenti, ad organizzare altrettanto rapidamente la fuga dai boschi e la preparazione della resistenza in previsione della caccia organizzata da Miraz.
La meta da raggiungere è la mitica casa di Aslan, il leggendario leone redentore, presso la quale perverrà un esercito agguerrito ed eterogeneo costituito da nani e gnomi, giganti e fauni, centauri e minotauri, e da ogni sorta di animale parlante. Tra i più coraggiosi troviamo il simpatico Ripicì, un topo spadaccino discendente dal sorcetto che ne Il Leone, la Strega e l’Armadio rosicchiò le funi che tenevano imprigionato Aslan all’altare. Lo scontro con le milizie preponderanti dell’usurpatore non tarderà a svolgersi. Caspian è costretto a suonare il corno fatato per invocare l’aiuto di Aslan e dei quattro sovrani bambini. Riusciranno questi a ritrovare il leone, a soccorrere in tempo l’eroico Caspian, a sconfiggere Miraz e a ripristinare l’antico spirito, la magia e la gloria nel paese?

Per saperlo bisognerà quantomeno attendere l’uscita del film in Islanda e negli USA prevista per il 16 maggio, mentre nei cinema italiani arriverà a fine agosto. Seconda puntata della saga, che riprende l’omonima opera letteraria di C. S. Lewis, diretta da Andrew Adamson, già regista dei primi due episodi di Shrek, Il Principe Caspian prepara agli spettatori appassionati del genere fantasy, e a tutti coloro che amano l’avventura e il divertimento una serie di sorprese che renderanno ancor più avvincente la visione di questa pellicola.

Innanzitutto è già confermato che Adamson non sarà al timone del terzo episodio de Le Cronache di Narnia, ma rimarrà comunque coinvolto nella prossima realizzazione che trae ispirazione dal libro Il Viaggio del Veliero, a detta dei lettori il più affascinante e coinvolgente della serie. Tuttavia, non siamo ancora in grado di stabilire se tutti e sette i libri della raccolta verranno portati sullo schermo: dipenderà dalla risposta del pubblico, al quale farà piacere sapere che il film in esame riunisce il cast originale (Liam Neeson è ancora la voce di Aslan) e il team creativo che hanno decretato il successo artistico e commerciale de Il Leone, la Strega e l’Armadio.

Agli spettatori italiani, invece, riserviamo la notizia che oltre alle scene e ai costumi, in gran parte ispirati all’italian style, nonché alla presenza di Sergio Castellitto nei panni del perfido Miraz, a ingrossare le fila dei cattivi troviamo Pierfrancesco Favino (il “Libano” di Romanzo criminale) che interpreta l’infido luogotenente del re, Lord Glozelle. Per il resto non rimane che abbandonarci al gradevole abbraccio della fantasia che sposa in maniera impeccabile la sofisticata animazione digitale alla live action. Tale connubio raggiunge la massima esaltazione nella performance del topino Ripicì (italianizzazione di Reepicheep), nelle scene di battaglia tra Narniani e Telmarini sotto la rocca di Re Miraz, e nella raffigurazione del dio del fiume.
La messinscena, stavolta, a differenza del precedente Il Leone, la Strega e l’Armadio, sterza decisamente verso una rappresentazione più tenebrosa in accordo con gli stilemi del genere, perciò risulta più accattivante sia per i giovani che per gli adulti, ai quali non sfuggirà il messaggio di fede e di speranza insito nella trama. Il Principe Caspian, come approfondiremo in seguito, possiede la valenza e la disposizione di un racconto pedagogico che procede tra allegorie religiose e suggestioni mitologiche senza che l’incontro di tali aspetti, apparentemente antitetici, provochi spiacevoli dissonanze. Perché alla pura immaginazione retta da una solida dottrina nulla è interdetto…




Religione e mito nei racconti di Narnia

La storia di Cristo è semplicemente un mito vero:
un mito che opera su di noi allo stesso modo degli altri,
ma con questa enorme differenza, che questo mito è realmente accaduto.”
C.S. Lewis, dalla lettera ad Arthur Greeves del 12 ottobre 1916


Ne Il Leone, la Strega e l’Armadio l’allegoria più evidente è costituita dalla morte e dalla resurrezione del leone Aslan che evoca direttamente il martirio di Gesù Cristo, redentore dell’umanità. Anche Il Principe Caspian contiene - seppur sensibilmente più sfumati rispetto alla pagina scritta - alcuni rilevanti aspetti di spiritualità e simbologia cristiana in un contesto fantastico, e tuttavia fortemente caratterizzato da un intreccio movimentato e spettacolare in cui il susseguirsi degli emozionanti colpi di scena ne scandisce i ritmi, tipici del film avventuroso e d’azione.

Stavolta è la fede l’elemento emblematico di riferimento. Aslan, come Gesù con i suoi discepoli, sottopone i suoi piccoli amici ad alcune prove. Il sogno di Lucy ricorda molto la vicenda biblica del profeta Samuele, giudice d’Israele, il quale fu chiamato da Dio fin da piccolo. Dapprincipio Aslan si rivelerà unicamente alla ragazzina perché lei sola gli risponderà. Analogamente a San Tommaso che rimase incredulo alla notizia della Resurrezione nel dì di Pasqua, gli altri fratelli Pevensie sulle prime provano difficoltà a credere in ciò che non vedono, salvo poi pentirsi.

Ne Il Principe Caspian avvengono anche alcune guarigioni ascrivibili al dogma dei miracoli, e il finale contiene addirittura la rappresentazione di una sorta di giudizio universale in cui il popolo dei Telmarini, gli invasori di Narnia, diviso in due gruppi, potrà rimanere nei luoghi magici (il Paradiso) o migrare sulla Terra (l’Inferno). Ad ogni buon conto Lewis, che abbracciò solo da adulto il credo cristiano, dichiarò più volte di aver inserito nei suoi romanzi alcuni concetti teologici in forma semplificata per renderli comprensibili anche ai bambini.

Ma l’aspetto che risulta più interessante nei racconti dello scrittore irlandese, e specularmente nei film di Adamson, è la commistione tra favola e avventura, religione cristiana e mitologia, nella fattispecie greco-romana e nordica. È forse per questa ragione che tali storie sono diventate tanto familiari. Lewis non è uno scrittore “a tesi”, non ha realizzato il suo mondo fantastico al fine di propagandare i principi della cristianità. Egli è più che altro attratto dall’iconografia dei miti, dalla loro valenza immaginifica: è questa l’origine della sua simbologia. Inoltre, egli intende la mitologia come un patrimonio di tutta l’umanità, come uno stadio infantile progressivamente superato dalla rivelazione di Cristo.

 Il giovane Caspian incarna la nostalgia per un universo fantastico ormai perduto: “Io vorrei tanto essere vissuto ai vecchi tempi… quando tutto era molto diverso. Quando gli animali avevano il dono della parola, e quando c’erano creature buone e generose che vivevano nell’acqua e fra gli alberi. Si chiamavano naiadi e driadi. E poi c’erano anche gli gnomi. E i piccoli dolci fauni delle foreste…!”. Un anelito che in questo capitolo delle Cronache di Narnia implica la consapevolezza dell’avanzata del progresso che trasforma la natura - abbattendo alberi e deviando i corsi dei fiumi, costringendo ogni creatura vivente alla clandestinità - e della razionalità contrapposta alla fantasia.

Quello della ribellione della natura è uno dei motivi ricorrenti del genere che ritorna ne La storia infinita e ne Il signore degli anelli. Ma anche nel film in oggetto troviamo esempi di questa suggestiva rivolta contro il Male, come ad esempio la partecipazione degli alberi alla battaglia contro Miraz, analogamente a quanto avviene nel capolavoro di Tolkien, quando Barbalbero, risvegliate le foreste, innesca la distruzione di Isengard e la rovina di Saruman. Tuttavia il tema prevalente de Il Principe Caspian, come di tutte le storie che compongono l’epopea, è rappresentato dal conflitto tra il Bene e il Male; l’affermazione del primo avviene sempre con l’aiuto di quelli che Vladimir J. Propp definiva “mezzi magici” (la spada di Peter, la boccetta di Lucy, il corno di Susan), e soprattutto, per mezzo dell’intervento di un ente superiore.

In questo fantasy solo apparentemente anomalo il regista neozelandese riesce a rendere le fascinazioni del libro di Lewis in una vicenda che si propone come viaggio immaginario in una dimensione senza tempo, in un paesaggio sospeso tra sogno e realtà, in un’incredibile caleidoscopio formato da personaggi di differente forma e straordinaria natura. Essendo, infine, il racconto ambientato nel 1941, durante il secondo conflitto mondiale, la riflessione di Lucy può essere adottata come un monito di sinistra attualità: “Non sarebbe terribile se un giorno, nel nostro mondo, gli uomini, dentro, cominciassero ad essere feroci, pur mantenendo un aspetto umano, come avviene per gli animali qui, così da non poter riconoscere chi è feroce e chi no?”

Scheda tecnica
Le cronache di Narnia: il Principe Caspian
(The Chronicles of Narnia: Prince Caspian).
Regia: Andrew Adamson.  Con: Ben Barnes, Georgie Henley, Skandar Keynes, William Moseley, Anna Popplewell, Peter Dinklage, Pierfrancesco Favino, Sergio Castellitto, Alicia Borrachero.   Distribuzione: Walt Disney



Estratto da PRIMISSIMA SCUOLA supplemento al n. 2 aprile 2008

kandinsky.jpg
Contatore
Visitatori: 530165
On line
Abbiamo 44 ospiti collegati