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Se si guarda alle idee di libertà e uguaglianza maturate nel Settecento, l'Ottocento europeo è stato un secolo di passaggio; infatti, la nascita dei sindacati e lo sviluppo del pensiero di Marx non hanno concretizzato quei traguardi. Ed è stato un secolo di contraddizioni, perché ha assistito alla contrapposizione tra due classi sociali, i borghesi proprietari delle industrie e il popolo sfruttato e oppresso che lavorava per loro. Una parte della società viveva in ricchezza, visitava le Grandi Esposizioni Universali con le faraoniche opere ingegneristiche, coltivava il gusto di viaggiare, di visitare un luogo per il proprio diletto. Ammirava inoltre la rivoluzione urbanistica e architettonica delle città in seguito alla nascita del fenomeno urbano, generato dalla rivoluzione industriale e dalla conseguente trasformazione subita dalla società. La borghesia aveva fiducia nel progresso e nella scienza intesa come sviluppo di metodologie applicabili nel campo della conoscenza. Il rovescio della medaglia è rappresentato da quella parte di popolazione, il proletariato, che lavorava nelle industrie e viveva in povertà, simbolo di arretratezza sociale e involuzione culturale. É questo il significato storico-sociale dell'Ottocento e la mostra “800 disegni inediti dell'Ottocento veneziano” aperta dal 19 dicembre 2009 all'11 aprile 20 10 presso il Museo Correr di Venezia illustra quella visione realista. La collezione di disegni dell'Ottocento veneziano in possesso del Museo è finalmente mostrata al pubblico, superando i ruoli documentaristici del passato nei quali era stata relegata per dare spazio alla produzione grafica vedutista di Pietro Longhi, di Francesco Guardi, di Carlevarijs e del Tiepolo. Il merito di aver reso disponibile questa collezione è dei curatori Giandomenico Romanelli, Filippo Pedrocco e Andrea Bellieni.Nella mostra di riferimento, Venezia è illustrata come inedita e poco conosciuta, ritratta nella sua vitalità e popolata da instancabili lavoratori che camminano per le calli o solcano la laguna.Si possono ammirare inoltre le magnifiche architetture della città, la grandiosità dei palazzi, la vita cittadina che si svolge nei salotti dell'aristocrazia delle secolari famiglie o nei caffè di Piazza San Marco, luogo di incontro dei nobili borghesi. I disegni esposti appartengono ad artisti più o meno noti: Giacomo Guardi, Luigi Querena, François Vervloet, Ippolito Caffi, Giovanni Pividor, Eugenio Bosa, Giacomo Favretto, più una serie di disegni di autori vari.Nello specif ico, Eugenio Bosa (1807-1875) è l'artista che propone una visione unica di Venezia. I suoi acquarelli parlano di denuncia sociale in quanto illustrano il dilagare della miseria che negli anni Trenta del XIX secolo, periodo di crisi economica, colpì la classe produttiva del tessuto sociale. Bosa, come si può notare in “La prima pesca”, “Il terno perduto”, “Baruffe di chioggiotti” (Fig 1), testimonia lo stato di degrado e di miseria in cui versano le classi più povere in opposizione all'incremento della ricchezza dei benestanti. La sua è la poetica del vero che paradossalmente ha conquistato il mercato turistico composto dagli stessi veneziani e dai visitatori, che non volevano rinunciare a un ricordo “originale” della città. Come Bosa, ma in termini diversi, Giovanni Pividor (1808-1872) fu un prolifico produttore di immagini della città nel periodo compreso tra gli anni Trenta e gli anni Sessanta del secolo. Disegnò molte tavole dei luoghi-simboli di Venezia come il Ponte di Rialto, l'interno o le facciate delle maggiori chiese. “Souvenir de Venise. San Marcuola con la neve” (Fig 2) e “Souvenir de Venise. Scala Contarini del Bovolo” (Fig 3) sono disegni a china che raffigurano le architetture della città con dimensioni gigantesche e poco reali. L'uomo rispetto ad esse è piccolo, stilizzato, schizzato, al contrario della precisione stilistica che l'artista utilizza nel disegnare la “Scala” nel secondo disegno.
 Anche François Vervloet (1795-1872) fu un disegnatore preciso e puntuale. Belga di nascita, italiano di formazione (compiutasi tra Napoli e Venezia), è l'unico rappresentante in mostra della pittura paesaggistica e di interni. Attento alla resa prospettica, all'ambiente, ai particolari e alle persone, l'artista disegnò soprattutto piccoli particolari, dettagli, vedute d'architetture, scorci, prospettive, come fossero notazioni per future composizioni. Le sue vedute (in mostra circa duecento) ricche di particolari negli abbigliamenti delle persone, come “Serata in casa Spaur” (Fig 4) che in una luce soffusa, quasi annebbiata, tratteggia costumi e caratte ristiche della nuova classe sociale) restituiscono in immagine i progressi architettonici dei paesaggi. “Rio di San Barnaba sul Canal Grande” (Fig 5) definisce nei dettagli l'imponenza delle costruzioni veneziane e il complesso e armonico paesaggio architettonico, composto da stili differenti. Il nuovo corso storico di Venezia è oggetto di analisi anche di Luigi Querena (1824-1887) che riassunse in ampie vedute d'insieme una Venezia che combatteva contro gli austriaci (1848-49). “Scoppio di una mina sul punte della ferrovia”, “Piazza San Marco il 22 marzo 1848” testimoniano eventi reali, “Prima notte di bombardamento in Piazza San Marco” è una tempera da interpretare, in quanto non raffigura una scena di combattimento, ma il pittore rende sulla tela la tensione che aleggia nell'aria. Querena usa sapientemente la prospettiva e cura le fonti d'illuminazione, strumenti pittoriche lo distanziano dal vedutismo settecentesco per renderlo più moderno, più vicino a nuove evoluzioni. Le composizioni di questi tre artisti propongono una matrice stilistica molto simile tra loro. Non è così per Guardi, Caffi e Favretto. Giacomo Guardi (1764-1835) è il terzo figlio del famoso pittore Francesco Guardi. Disegnatore non eccellente, gode fama di semplice e maldestro allievo del padre. I duecento disegni in mostra riportano le nuove costruzioni architettoniche di Venezia, come si nota in “Veduta di Piazza San Marco” la cui opera testimonia la costruzione dell'Ala Napoleonica. I limiti tecnici ed espressivi sono evidenti. Immagini piatte, povertà di ombreggiatura, tratto ripetitivo, segni non creativi, acquerelli informi e abbozzati (Fig 6), resa rigida e formale delle architetture. Un disegnatore in definitiva modesto che cercava di sviluppare la propria personalità artistica, svincolata dalla fama della produzione pittorica del padre. L'opposto dunque di Ippolito Caffi (1809-1866), raffinato e colto pittore che ha prodotto un corpo grafico composto da centocinquanta fogli e venti taccuini. Questi ultimi, in particolare, permettono di comprendere l'evoluzione del suo linguaggio espressivo poiché contengono figure caricaturali, immagini istantanee attrav erso un segno che scorre sulla carta senza mai interrompersi. I “fogli” invece, raffigurano soggetti in posa, disegnati per scopi commerciali e realizzati con un'attenzione quasi stereotipata nella definizione dei volti, costumi, attitudini (Fig 7). Caffi è l'unico tra gli artisti presenti in mostra che compone con un tratto ottocentesco, vicino cioè alla rappresentazione del reale e realizzato con l'uso delle ombreggiature e del rapporto tra il contorno e la sottolineatura cromatica ottenuta con una sapiente distribuzione delle ombre e della luce. L'artista studia i suoi contemporanei e crea uno stile proprio, unico e inconfondibile: lo studio prospettico di Vervloet (Fig 8), le figure abbozzate e caricaturali del Bosa. Caffi non pensa a ricavare profitti economici dalla vendita delle proprie opere, ma è motivato dalla passione per il disegno e per la grafica.
 Ultima riflessione per Giacomo Favretto (1849-1887). Disegnatore a matita su foglietti bianchi, è il solo che non concentra la sua attenzione su Venezia, ma sui veneziani. Così come Bosa raffigura il popolo in miseria, Favretto, al contrario, si concentra sui comportamenti dei borghesi che incontra nei caffè e per strada (Fig 9). Il disegnatore indaga i loro atteggiamenti, l'ambiente, l'essere umano, attraverso lo studio attento della luce e dell'ombreggiatura. Dell'umanità, l'artista ne coglie l'attimo, il dettaglio, il contesto, lo sguardo, per realizzare disegni realistici all'insegna dell'equilibrio delle proporzioni. Dopo aver analizzato tematiche e tecniche dei disegni degli artisti, si può dedurre che la produzione grafica dell'Ottocento, almeno a Venezia, sia strettamente collegata alla diffusione di immagini per il turismo. Fatta eccezione per il Caffi, tutti gli artisti realizzano opere per vendere e per propagandare le bellezze della Serenissima.  Un'ultima annotazione riguarda l'allestimento della mostra, organizzata attraverso le sale che si susseguono una dopo l'altra; ognuna è dedicata ad un artista e presenta in successione tutti i disegni, incorniciati con molta cura e attenzione. Lo spettatore però, in una mostra allestita secondo queste modalità, si distrae perché costretto ad osservare la successione degli ottocento disegni, trascurando la propria voglia di sapere. Anche per chi conosce gli artisti esposti risulta difficile effettuare dei confronti tra le tematiche e i loro stili. Forse, il visitatore avrebbe compreso più pienamente il messaggio della mostra se le opere artistiche fossero state esposte secondo nuclei tematici artistici o stilistici comuni. Didascalie delle immagini Fig 1, Eugenio Bosa, “Baruffe di chioggiotti”.Foto: Musei Civici Veneziani. Fig 2, Giovanni Pividor, da: “Souvenir de Venise” San Marcuola con la neve, china su carta, Venezia, Museo Correr. Foto: Musei Civici Veneziani. Fig 3, Giovanni Pividor, da: “Souvenir de Venise” Scala Contarini dal Bovolo, china su carta, Venezia, Museo Correr. Foto: Musei Civici Veneziani. Fig 4, François Vervloet, Serata in casa Spaur, 1836. Foto: Musei Civici Veneziani. Fig 5, François Vervloet, Rio di S.Barnaba dal Canal Grande. Foto: Musei Civici Veneziani. Fig 6, Giacomo Guardi, Veduta del canale dei Greci, penna e pennello inchiostri seppia e grigio, 224x318 mm, Venezia, Museo Correr. Foto: Musei Civici Veneziani. Fig 7, Ippolito Caffi, dai taccuini di schizzi. Foto: Musei Civici Veneziani. Fig 8, Ippolito Caffi, Veduta della Riva degli Schiavoni, verso Palazzo Ducale. Foto: Musei Civici Veneziani. Fig 9, Giacomo Favretto, Nei Caffè di Venezia: Caffè all’Angelo - Collezione privata. Scheda Tecnica 800 disegni inediti dell'Ottocento veneziano, Museo Correr, Salone Napoleonico e secondo piano, Piazza San Marco, Venezia. 19 dicembre 2009-11aprile 2010. Orario 10,00 - 17,00. Ingresso intero 4 euro. Informazioni: www.museiciviciveneziani.it, tel. 0412700351.
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